Formazione gruppo liturgico – 1 incontro

CELEBRARE IL MISTERO O FARE DELLE CERIMONIE? ESISTE ANCORA LO STUPORE DEL DEVOTO?

COSA CELEBRIAMO?

L’infinito, l’eterno, l’ineffabile grandezza del tre volte Santo… Si!

Ma nel volto di un Padre che accondiscende alla vita dei figli, concedendosi alla comunione nella carne del Figlio e nel bacio vivificante del suo Spirito.

L’Amore Misericordioso del Buon Pastore che tutto si gioca gratuitamente, fino all’ultima goccia, per recuperare all’intimità l’amata, infedele creatura.

Una storia di salvezza che va attuandosi nella “nobile semplicità” dei riti.

Per farci figli nel Figlio, santi come Lui è Santo.

È fede amante, è alleanza nuziale, sempre da accogliere e vivere.

COME CELEBRIAMO?

Celebrare è allora questione di stupore e devozione autentica, è con-cedersi trepidanti alla comunione risanante, per lasciarsi ricreare a immagine del Figlio, a gloria del Padre, nell’impeto dello Spirito.

Vivere l’azione liturgica, insieme, richiede uno spirito povero, un cuore puro: evento e dono dello Spirito, da maturare nella libertà dell’assenso responsabile.

Celebrare è innanzitutto essere previamente convocati e accolti insieme, è lasciarsi accogliere con gratitudine, per vivere l’accoglienza…

PERCHÉ QUESTA RIFLESSIONE?

Per aiutarci a valorizzare quello che siamo e per rimettere in movimento la nostra prassi educativa come comunità evangelizzante.

Nel contesto di questa riflessione intendo sottolineare l’esigenza e l’urgenza che tutti noi riscopriamo la Liturgia come fonte e culmine della vita cristiana, luogo sorgivo del nostro essere Chiesa a servizio del mondo.

Il celebrare come nostro essenziale tratto d’identità cristiana, da maturare e da esprimere, in vario modo, nel servizio alla comunità.

TRE ISTANZE ALLA LUCE DELLE QUALI LEGGERE E CERCARE DI INTERPRETARE L’OGGI DELLA LITURGIA

Culmen et fons

 Al numero 10 di SC leggiamo: “La Liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. Infatti le fatiche apostoliche sono ordinate a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, partecipino al Sacrificio e mangino la cena del Signore”.

Nobile simplicitas.   

Al numero 34 della SC si legge: “I riti splendano per nobile semplicità;

siano chiari per brevità ed evitino inutili ripetizioni; siano adattati alla capacità di comprensione dei fedeli e non abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni”. 

Actuosa participatio

In SC 14 leggiamo: “La Madre Chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli vengano guidati a quella piena consapevole e attiva partecipazione delle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia e alla quale il popolo cristiano, «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di acquisto» (1Pt 2,9; cf. 2,4-5), ha diritto e dovere in forza del Battesimo”.

IN MEMORIA DI P. GUIDO VERDICCHIO